Il prezzo dei fondali marini è diventato un contenzioso. Greenpeace UK ha inviato alla Crown Estate una lettera di pre-azione minacciando un'azione legale sul modo in cui vengono prezzati i diritti sui fondali, con il parco Morgan da 1,5 GW nel Mare d'Irlanda come epicentro. La struttura delle fee del sito rimesso all'asta presenta, per l'organizzazione, gli stessi difetti legali dei round di leasing precedenti: se la tesi regge, il nodo non è procedurale, ma riguarda chi paga il costo dell'eolico offshore.
Greenpeace contesta le option fee senza tetto
Greenpeace UK punta sulla gara di Morgan per contestare il prezzo dei diritti sui fondali. Il timore è che il processo di competizione produca costi elevati per gli sviluppatori e, alla fine, per i consumatori. L'organizzazione aveva già criticato l'uso delle option fee senza tetto nel Round 4, e sostiene che la tornata Morgan lasci ancora le fee determinate da un processo di offerta non limitato.
Morgan: dal Round 4 all'asta accelerata
A gennaio 2026 una joint venture tra EnBW e JERA Nex BP ha abbandonato il progetto, giudicato non più economicamente sostenibile, restituendo i diritti sul fondale assegnati nel 2021 con il Round 4. La Crown Estate ha reagito a luglio 2026 con una gara accelerata: l'obiettivo è scegliere il preferred bidder e assegnare i diritti di sviluppo entro la fine del 2026, conservando il Development Consent Order ottenuto nel 2025 e l'accordo di connessione alla rete.
Il meccanismo è un'asta a orologio crescente: le offerte determinano una Site Exclusivity Fee, offerta come somma unica ma pagata lungo 20 anni dall'inizio del lease.

Lo studio di Oxford: prezzi 30-59% più alti
Greenpeace cita una ricerca della Smith School of Enterprise and the Environment dell'Università di Oxford: le option fee della Crown Estate costringono gli sviluppatori a vendere elettricità a prezzi dal 30% al 59% più alti rispetto a uno scenario senza fee. Il trasferimento di questi costi sui consumatori aggiungerebbe tra 36 e 72 miliardi di sterline (tra 42 e 84,6 miliardi di euro) alle bollette energetiche britanniche tra il 2035 e il 2054.
I conti della Crown Estate
| Voce | 2024/25 | 2025/26 |
|---|---|---|
| Profitto operativo | 1,4 mld GBP (1,6 mld EUR) | 1,2 mld GBP (1,4 mld EUR) |
| Entrate option fee Round 4 | 1,073 mld GBP (1,26 mld EUR) | 875 mln GBP (1,03 mld EUR) |
Il calcolo aiuta a leggere il quadro. Il profitto operativo perde 200 milioni di sterline, il -14,3% su base annua, mentre le entrate da option fee del Round 4 scendono di 198 milioni, il -18,5%: una contrazione proporzionalmente più marcata. Il solo calo delle fee vale il 16,5% del profitto operativo 2025/26. E i 72 miliardi di sterline del limite superiore della stima di Oxford equivalgono a 60 volte quel profitto annuo.
Il tetto alle fee e il round 6
Greenpeace chiede al Cancelliere dello Scacchiere di imporre un tetto alle fee sui fondali, incluso nel sesto round di leasing eolico offshore atteso nel 2027, e di investire i profitti in eccesso dei round precedenti nella conservazione dei fondali.
Per il prossimo aggiudicatario di Morgan la partita non è autorizzativa — il sito è già autorizzato — ma di prezzo: quanto costa il fondale, e chi lo paga. Greenpeace vuole che a rispondere sia un giudice.
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